Grande raffinatezza tecnica presenta anche il tabernacolo marmoreo del Sacramento, collocato nella navata destra, opera di Desiderio da Settignano (1460 circa). Nel Rinascimento, oltre ai Medici, lasciarono un segno tangibile in San Lorenzo anche i Martelli, patroni della cappella adiacente al transetto sinistro, decorata dalla tavola di Filippo Lippi raffigurante l’Annunciazione (1450 circa). La pittura minore del Quattrocento è ben rappresentata dalle pale d’altare del transetto, dove, nel braccio sinistro, alla Natività coi Santi Giuliano e Francesco di Raffaellino del Garbo si affianca Sant’Antonio abate in trono fra i Santi Lorenzo e Giuliano della bottega del Ghirlandaio. Gli altari delle navate laterali sono perlopiù ornati da grandi pale cinquecentesche, tra le quali spicca lo Sposalizio di Maria, dipinto nel 1523 dal Rosso Fiorentino; al suo coetaneo Pontormo spettavano invece gli affreschi perduti del coro. Al Bronzino, allievo di quest’ultimo, si deve il gigantesco affresco col Martirio di San Lorenzo (1565-1569). La Basilica è completata dalla Sagrestia Vecchia, voluta dai Medici che desideravano realizzarvi il proprio mausoleo. Giovanni di Bicci affidò il progetto a Filippo Brunelleschi, che tra il 1421 e il 1426 costruì uno dei più complessi capolavori dell’architettura rinascimentale. La cappella, dedicata a San Giovanni Evangelista, è strutturata come uno spazio cubico, coperto da cupola emisferica a ombrello, divisa da costoloni. Il gioco coloristico della pietra grigia e dell’intonaco è ulteriormente esaltato dalla presenza degli stucchi dipinti: il fregio con i cherubini e i serafini, i tondi degli Evangelisti nelle pareti e quelli con le Storie di San Giovanni Evangelista nei pennacchi della cupola, opere di Donatello, autore anche dei battenti delle porte bronzee, con i Santi, Martiri, Apostoli e Padri della Chiesa. Gli affreschi della volta della cupola nell’abside raffigurano la situazione cosmologica del Sole e delle costellazioni, come appariva su Firenze la notte del 4 luglio del 1442.
E’ l’edificio sacro della città di cui si ha la più antica testimonianza datata: venne consacrato nel 393 da Sant’Ambrogio, vescovo di Milano. La chiesa rivestì anche il ruolo di cattedrale, prima del Battistero e di Santa Reparata; ricostruita in epoca romanica, fu consacrata nel 1059. Nel 1418 i Medici decisero di ristrutturarla e il progetto fu affidato a Filippo Brunelleschi, che nel 1421 progettò la sagrestia “vecchia” e l’intera chiesa, terminata nel 1461 da Antonio Manetti. Più tardi fu dato incarico a Michelangelo Buonarroti di realizzare la Sagrestia Nuova e la Biblioteca, e di progettare la facciata esterna, mai eseguita e tuttora in pietra grezza. All’interno, la chiesa fu concepita a croce latina, divisa in tre navate da colonne corinzie con alti pulvini scolpiti, sostenenti archi a tutto sesto e soffitto della navata centrale a lacunari, con rosoni dorati su fondo bianco. La snellezza e l’eleganza delle forme architettoniche brunelleschiane, il grigio della pietra serena risalta sull’intonaco bianco delle pareti, fanno di San Lorenzo uno dei capolavori dell’architettura rinascimentale fiorentina. Le vicende costruttive della chiesa sono strettamente legate al patronato della famiglia Medici, che finanziò gran parte delle opere d’arte presenti al suo interno. Massimi capolavori dell’arte rinascimentale sono i due pergami bronzei, opere tarde di Donatello e degli aiuti Bertoldo e Bellano (1460 circa). La tecnica dello ‘stiacciato’ con il quale sono state realizzate le scene, tratte dal Nuovo Testamento, raggiunge un’intensa drammaticità compositiva nelle parti autografe di Donatello, in particolare nella Deposizione. Si suppone che la volta celeste sia stata dipinta dall’eclettico pittore-decoratore Giuliano d’Arrigo, detto Pesello. Opera autografa del Verrocchio è il monumento funebre a Piero e Giovanni dei Medici, figli di Cosimo il Vecchio, commissionatogli nel 1472 da Lorenzo il Magnifico e da suo fratello Giuliano, uno dei più raffinati prodotti della cultura artistica laurenziana.



